Brisighella si racconta: nella cucinina di Elena, primizie al Framboise fuori dal contesto tipico

Un ventaglio di proposte enogastronomiche si consumano a Brisighella in locali di ristorazione che rispecchiano, in salita e discesa, l’andamento del territorio: si degusta scendendo gradini di cantine, sostando in osterie e locande, arrampicandosi lungo viottoli o entrando in grotte e taverne come in cave di gesso; ma ora il vento della novità è suggerito da un nuovo locale aperto da giugno dell’anno scorso in via Porta Fiorentina 16. A gestirlo è Elena Bianchi con la proposta di un ambiente fuori da ogni aspettativa, a cominciare dal nome dell’attività: Framboise da leccarsi le dita.

Elena Bianchi, titolare dal giugno 2012 del locale Framboise da leccarsi le dita

Il francesismo che risponde al termine lampone, in realtà non ha alcun rimando con le tipicità locali ed è appunto quanto si è prefissa Elena: decontestualizzare l’ambiente e il concetto di prodotto tipico locale, che di fatto non è l’anima della sua cucina.

Il logo del locale in via Porta Fiorentina 16, a Brisighella

La vetrina di Framboise, il nuovo locale brisighellese dove la ristorazione esce dal contesto tipico

“Volevo un luogo a sé, – spiega la brisighellese – più unico che raro, nuovo come nome, magari fuorviante per l’immaginario dei residenti e degli ospiti turisti, e il ricorso a un termine astruso giustifica l’andare fuori dal contesto classico degli attuali locali di ristorazione e dalle materie prime elaborate in cucina.” O meglio la cucinina, come Elena preferisce definire l’ambiente di preparazione, dove cibi e ingredienti, in ogni caso del territorio e anche biologici, seguono il ciclo stagionale e si trasformano in freschi menu secondo la creatività dello chef Pier Luigi Turci.

Il ‘piatto forte’ del locale è una continua evoluzione degli alimenti che dal paniere possono essere acquistati al momento o consumati nel locale a pranzo e cena

Ma questa evoluzione in progress del menu contamina pure l’arredo dell’ambiente come il suo esterno. Insomma, la consuetudine non è nelle corde di Elena, preferendo invece un progressivo ‘rinnovamento’ da dentro al piatto al suo intorno.

Ne va da sé che, per il consumatore che siede, o per il cliente mordi e fuggi, la sorpresa delle preparazioni si accompagna sempre e comunque a un ambiente che risulta ogni volta diverso per sapori, arredo e chincaglierie. Le ha scelte Elena per vestire l’ambiente rispecchiando anche in questo la filosofia di un’attività in perpetua trasformazione che parte dal passato storico della bottega, negli anni passati macelleria con diverse gestioni, e ora esercizio sui generis.

“Mi piace definirla riqualificazione di oggetti dismessi – precisa –. Se cambia il mio menu come mutano i colori e i sapori delle stagioni, altrettanto si modificano sedie, tavoli, credenze e mobilio del locale.” Oggetti che ha cercato e trovato nei campi di raccolta, nei mercatini dell’usato, accatastati in cantine e magazzini: insomma se per qualcuno era giunto il momento di disfarsene, per Elena quegli oggetti avevano ancora una valida ragione per vivere. Dove si può riutilizzare ben venga il riciclo e la trasformazione per ridare nuova vita: è così che nasce una lampada da un cesto lava insalata, una luce dalle molle di un divano, “ma a volte basta anche solo una mano di colore diverso perché gli oggetti continuino a raccontare una storia”. La stessa, ma sempre nuova, che nel tempo il locale avrà modo di presentare agli avventori e non solo attraverso il cibo.

Una collezione di accessori di artigianato artistico esposti nel locale.

Sta pensando a un laboratorio di cucito, dove in certe ore i tavoli per mangiare si trasformeranno in piani di lavoro per artigiane che insegnano l’arte con l’ago e il filo, ma in itinere c’è pure l’idea di esporre per la vendita particolari collezioni di complementi per la tavola (stoviglie bicchieri tovaglie) in linea con il gusto del locale. Intanto, tra una portata e l’altra, per i clienti in attesa ci sono da vedere idee per la casa in ceramica o realizzate in quilting e applique e anche libri da leggere, o anche solo da sfogliare, esposti a vista dentro a cassette per la frutta trasformate in libreria: se un testo è gradito può diventare dell’ospite purché venga sostituito con un altro. L’evoluzione di Framboise continua e il cibo cotto nella ‘cucinina’ diventa contorno a cultura, scambio e, perché no, anche artigianato.

Margherita Rondinini

(immagini D.Malpezzi)

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2 thoughts on “Brisighella si racconta: nella cucinina di Elena, primizie al Framboise fuori dal contesto tipico

  1. Evviva la creatività di Elena, che porta una ventata di rinnovamento, un nuovo modi di dare ospitalità, di suggerire idee…………

  2. un sacco di idee e voglia di fare emergono da questo post complimenti e in bocca al lupo

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