Brisighella si racconta: I battuti a mano di Marino, fabbro ‘penna nera’ della Julia

Autore dell’aquila sul masso di gesso, il monumento agli Alpini di Brisighella, Marino Montevecchi di Villa Vezzano è tra i pochi artisti di fucina a esercitare ancora la professione di un’antica famiglia di fabbri con incudine e martello.

Il fabbro scultore Marino Montevecchi di Villa Vezzano, frazione di Brisighella

Originari di Monte Romano dove il trisavolo di Marino, Giovanni, teneva una fonderia specializzata nella forgiatura di campane e armi da guerra (una campana con la firma di bottega è conservata nel Museo ‘Ugonia’ di Brisighella), i Montevecchi rappresentano quattro generazioni che da trecento anni sul territorio brisighellese si dedicano all’arte del fuoco. Dal trisavolo Giovanni, l’abilità di battere il ferro è passata al nonno di Marino, Giuseppe; poi a Enrico che ha lasciato al figlio Marino il testimone della fucina nella frazione di Villa Vezzano dove la lavorazione a mano del ferro vede ancora centrale la figura dell’artigiano che crea in bottega.

Il Monumento agli Alpini di Brisighella, a fianco della Stazione ferroviaria

Da qui è uscita anche l’aquila per il monumento agli Alpini, oltre duecento quintali di ferro fuso e bronzato, posta sul fianco della stazione ferroviaria. Ma del repertorio di bottega fanno parte soprattutto creazioni a carattere floreale e vegetale con riccioli e volute: sculture a colpi di martello e inchiodatura, forgiati sull’incudine con scalpelli e punzoni. Opere singolari dove la creatività del fabbro alpino si sbizzarrisce dando corpo a fiori, foglie sbalzate, martellate e intagliate. Abituati a essere circondati dalla produzione in serie, i ferri di Montevecchi fanno apprezzare maggiormente ogni singolo pezzo, dove la forgiatura a mano diventa punto di forza per ogni singolo oggetto, modellato fino a renderlo un pezzo unico, come un vitigno di sangiovese alto due metri, piante di granoturco e pomodoro o l’originale letto di forma circolare per una cliente esigente.

L’importante crocifisso realizzato da Montevecchi per la chiesa di San Giorgio di Villa Vezzano.

Tuttavia il fabbro scultore non disdegna il carattere sacro come l’importante crocifisso realizzato per la parrocchia di Villa Vezzano. L’opera, più di 50 chilogrammi di ferro scolpito a mano per un’altezza di oltre un metro e mezzo – compresa la croce che sostiene il manufatto – campeggia nel presbiterio della chiesa settecentesca di San Giorgio. Piena soddisfazione del parroco don Alfiero Nannini, che si può definire il ‘parroco della Sintria’, avendo sotto la sua giurisdizione tutte le parrocchie di questa vallata e che da tempo attendeva un simbolo della ‘passione’, importante e ben visibile, all’interno della chiesa della Villa.

Il parroco don Alfiero Nannini con il fabbro artista Marino Montevecchi nella chiesa di San Giorgio in Vezzano.

Un lavoro lungo e impegnativo che è durato oltre un anno – commenta il fabbro – ma la sua vera specialità è la caveja considerata per eccellenza il simbolo della Romagna e strumento agricolo della tradizione contadina rappresentata da un’asta saldata a un apice decorata con anelli e immagini allegoriche come gallo, mezzaluna e sole, ma anche i simboli cristiani della croce e della colomba.

Buoi aggiogati con caveja araldica

Montevecchi è un vero specialista nelle nuove interpretazioni di quest’antico strumento e la sua fantasia galoppa ora verso una creazione pensata per Brisighella: “Ne ho già parlato con il sindaco Missiroli – dichiara – gli ho promesso una caveja alta due metri con il caprone simbolo del gonfalone comunale.” Negli intenti del fabbro dovrà essere collocata in un punto strategico del paese, all’ingresso o al centro di una piccola rotonda sparti-traffico. Starà al Sindaco e alla Giunta stabilire l’opportuna sistemazione; intanto, Marino mette a punto l’opera reinterpretando l’antico simbolo della Romagna unito al caprone, simbolo del comune dei Tre Colli.

Margherita Rondinini

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One thought on “Brisighella si racconta: I battuti a mano di Marino, fabbro ‘penna nera’ della Julia

  1. CE NE VORREBBERO DEGLI ALTRI CHE COME LUI, CHE PORTINO NEL FUTURO LA MANUALITA’ E LE CONOSCENZE DEL PASSATO

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