Brisighella si racconta: Nella sartoria di Sandra, nuovo appeal per vecchi abiti che diventano capi di tendenza.

È un modo alternativo di sartorialità quello di Sandra Barzagli, originaria di Fognano e professionista del riciclo creativo. Con forbici e una certa dose di coraggio fa makeover ai capi di abbigliamento che non piacciono più: una tendenza che concilia passione per la moda e attenzione all’ambiente dando nuova vita ad abiti usati che non sono più attuali.

Sandra Barzagli indossa una delle sue estrose creazioni di riciclo creativo

Insieme alla figlia Melany, Sandra ha conquistato i gusti dei brisighellesi e l’apertura del suo atelier sotto al loggiato in via Naldi “è stata accolta come una benedizione – afferma – e grazie a loro mi sento di andare avanti nella mia sfida.”

La vetrina della Sartoria sotto al loggiato di via Naldi, a Brisighella

Non è la prima prova che affronta essendo sempre andata controcorrente. Aveva sei anni quando nel garage di casa cominciava a creare ciabattine e cuciva i primi vestiti assemblando pezzi di tende: una passione contrastata in famiglia per la regola che “l’artista non porta guadagno in casa.” Poi i corsi di ricamo dalle suore di Brisighella, la scuola a Firenze facendo la ragazza alla pari, e il tempo e la tenacia che lavoravano dalla sua parte verso il riciclo, che va di moda, e la contemporanea trasformazione di abiti e accessori, che oggi diventa soprattutto pratica sostenibile.

La creatività di Sandra e Melany contamina l’arredo della sartoria e all’interno dell’atelier, oggetti di antiquariato si mescolano ad accessori e strumenti di lavoro.

In negozio, Melany Baldassarri affianca la mamma Sandra nel lavoro di refashioning

Nel suo atelier tutto si ricrea e si rigenera: pezze, scampoli, velluti, tende, stoffe del Nepal, turche e inglesi, cinture, scarpe, piume, broccati e pelli di pitone, “anche cose da poco purché mi piacciano” aspettano di essere riutilizzate con altre forme e nuovo valore – come il modello shopper di una sua linea di borse da viaggio e passeggio prossima al lancio – o l’idea giusta che permetta di reinventare vecchi abiti abbandonati nell’armadio, da adeguare alle ultime tendenze della moda.

Si chiama “refashioning”, trasformazione: una tendenza nata nei paesi anglosassoni, ma che in tempi di emergenza economica è spuntata anche in Italia, e ora contamina gli armadi delle signore brisighellesi ma interessa pure la clientela maschile. C’è chi la considera una scelta green o ecologica, di fatto non è nuova se si pensa che in tempi di congiuntura non lontani già si rivoltavano i cappotti e i vestiti erano “rinfrescati” da accessori in materiali poveri. Oggi dunque un’abitudine antica, è quanto mai al passo coi tempi, anzi è futuribile: riutilizzare prima ancora che riciclare, è utile per diminuire gli sprechi.

In vetrina, un manichino ‘vestito’ con stoffe e tessuti di vario genere per l’originale look di abito da sposa.

Il recupero dei tessuti è il punto di partenza delle creazioni di Sandra, poi, con pazienza e fantasia parte il suo modo alternativo di ri-assemblaggio: per esempio da un modello di gonna non utilizzato o da un bustier troppo corto, che non incontra più il gusto attuale, è capace di creare un capo unico e originale. Basta anche solo un avanzo di stoffa, applicazioni di bottoni vecchi, pezzi di cravatte, scarti di passamanerie, e quello che sembrava banale diventa fresco e divertente.

D’altra parte l’ironia di Sandra è da sempre una forte dominante nelle sue trasformazioni, anche quando tratta ad abbigliamento fantasie di tovagliati in plastica, ma soprattutto quando anni fa da pezzi di tende a colori da campeggio creava abiti da sposa: ne uscì una linea personalissima che incontrò il favore delle giovani clienti dimostrando che da arte povera si può tirare fuori il lusso.

E tuttora l’ironia contamina anche l’arredo del suo negozio, severo, con le pareti in sasso e le travi a vista sul soffitto, che aspetta prossime evoluzioni mescolando specchiere e cornici di antiquariato al tavolo con gli strumenti di lavoro sartoriale, macchine per cucire a vista, ferro e cavalletto per stirare. Intanto il suo bisogno di creativa originalità pensa già al manichino della vetrina con abiti sempre diversi, ma poi è prossimo a estendersi anche al lampadario. È un vecchio telaio in ferro che sarà reinventato con un nuovo riciclo creativo e l’aggiunta di pizzi, tulle e volants lo trasformerà in una grande torta nuziale appesa al soffitto e “se la moda passa, lo stile resta”. Parola di Coco Chanel.

Margherita Rondinini

(immagini D.Malpezzi)

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