Brisighella si racconta: sorprese dalla ‘pietra di luna’ nel Parco della Vena del Gesso

La recente identificazione nella Vena del Gesso romagnola di miniere romane di Lapis Specularis, sta portando a una piccola rivoluzione che porta a guardare con occhi diversi le cavità di selenite che insistono sul territorio del Parco, anticipando la presenza dei Romani già dal I al V secolo d.C.; e al Parco Carnè, rivelano una nuova svolta per l’identità della ‘domus’.

Imbocco di una galleria sotterranea

La scoperta anticipa le ipotesi della presenza dei Romani sulla Vena già dal I al V secolo dopo Cristo, in particolare, alle pendici della parete meridionale di Monte Mauro, nella grotta della Lucerna.

La rupe di Monte Mauro, nel cuore del Parco della Vena del gesso romagnola. In vetta spunta il campanile della pieve di Santa Maria in Tiberiaco

La vetta di Monte Mauro con i resti di un impianto di fortilizio medioevale

Studiosi di etno-archeologia e speleologi concordano poi che tracce e caratteri distintivi testimoniano l’utilizzo estrattivo della pietra speculare e portano la grotta della Lucerna a una comparazione con analoghe miniere di epoca romana, soprattutto in Spagna.

Grotta della Lucerna

A sostegno di tali rivelazioni è stato determinante il lavoro dell’etno-antropologo e speleologo Andrea Benassi di Casola Valsenio, che di tale grotta – già scoperta ed esplorata nel 2000 dallo Speleo Gam di Mezzano – ne ribalta le origini come per altre particolari cavità naturali caratterizzate internamente da indizi inconfondibili di un’attività mineraria antica.

Ma ora nuove sorprese sono attese anche dal ‘monticello’ nei pressi del rifugio del Parco Carnè: un versante del poggio mostra tipiche caratteristiche a ‘gradoni’ – segnali di estrazione all’aperto – che potrebbero mutare la sua identità verso una nuova e diversa svolta. E nel rivolgimento delle sue funzioni è coinvolta pure la vicina domus romana, il piccolo edificio rustico (circa 81mq), individuato casualmente nel 2006 sulla sommità di una dolina nei pressi del rifugio stesso. L’ipotesi finora accreditata che la struttura sia stata utilizzata da una famiglia di pastori per pascolare il suo gregge è messa ora in discussione e si è più propensi a pensare che fosse la dimora di un procuratore romano che soprintendeva alle attività estrattive della ‘pietra di luna’, il gesso vetroso e traslucido che ridotto in sottili lastre sostituiva il vetro piano, in epoca romana ancora sconosciuto.

Lapis specularis

Sul tema del lapis specularis: a breve, mostra propedeutica al Centro ‘Guaducci’ di Zattaglia (frazione di Brisighella), e a settembre, un convegno italo-spagnolo e mostra archeologica al Museo ‘Malmerendi’ di Faenza.

Il tema è di attualità e continuerà a far parlare anche nella prossima primavera con l’iniziativa del Centro culturale “M.Guaducci” di Zattaglia, che dedica proprio al lapis specularis il tema 2013 per una mostra (inaugura il 20 aprile) e la pubblicazione di un pieghevole illustrativo per le scuole. Il progetto vede l’egida della Soprintendenza ai Beni archeologici della Regione Emilia Romagna (Chiara Guarnieri), con l’appoggio dell’Unione dei Comuni e la Federazione speleologica regionale (Massimo Ercolani), l’Ufficio Parchi della Provincia di Ravenna (Massimiliano Costa), il coinvolgimento del Centro culturale di Zattaglia (Franca Pozzi) e il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Faenza.

Su tale argomento i soggetti promotori propongono, a settembre prossimo, una mostra archeologica al Museo di Scienze Naturali “Malmerendi” di Faenza e una convention italo-iberica con una delegazione di etno-antropologi spagnoli per la parte delle cave nei pressi della città di Segòbriga, e la Soprintendenza ai Beni archeologici dell’Emilia Romagna in relazione alla grotta della Lucerna e alla villa romana del Carnè.

Lapis specularis delle cave di Segòbriga

Gli esperti argomenteranno – anche con l’ausilio d’immagini – sulle numerose cave spagnole di pietra speculare e sulle tecniche di estrazione trovando poi analogie e comparazioni con le recenti ‘scoperte’ sul territorio della Vena. L’esposizione di oggetti e utensili, ritrovati in Spagna e negli scavi romagnoli, arricchirà la trattazione. L’inaugurazione a Zattaglia della mostra Il vetro di pietra: lapis specularis rappresenta l’undicesima iniziativa del Centro culturale “M.Guaducci”con il contributo dell’artista faentino Cesare Reggiani che firma il manifesto dell’evento.

Margherita Rondinini

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One thought on “Brisighella si racconta: sorprese dalla ‘pietra di luna’ nel Parco della Vena del Gesso

  1. Grazie di tutti questi bei contributi, ritengo che molte persone che abitano nel territorio Brisighellese non siano al corrente dei beni culturali, e delle risorse del nostro Bel paese.

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