Brisighella si racconta: Albana, l’araldo romagnolo sulla tavola delle grandi occasioni

Il vino Albana è sempre stato nel cuore dei Romagnoli. Parola di Nerio Raccagni, figlio di Gigiolè e già sommellier dell’epico ristorante brisighellese, che traccia le sorti di questo vitigno autoctono, protagonista domenica 5 maggio in Piazza Carducci a Brisighella del 1° concorso dedicato alle sole Albana secche, suddivise in diverse categorie: docg, igt, da tavola, tradizionali e con macerazione delle bucce.

Sarà una commissione di degustatori professionisti, curatori delle principali guide eno-gastronomiche italiane (Gambero Rosso, Slowine, Espresso, Enogea, Seminario Veronelli, Ais) a selezionare i migliori bicchieri dal peculiare colore giallo paglierino, tendente al dorato per i prodotti invecchiati, in degustazione ”cieca”, premiando poi le eccellenze locali.

Secco come amabile, il vitigno Albana è da sempre considerato l’araldo brioso delle grandi occasioni liete della vita romagnola: dava euforia per il suo elevato grado alcolico, ideale per festeggiare compleanni, matrimoni o nascite. Addirittura, in previsione di queste ricorrenze, la conservazione delle annate era assicurata con religiosa cura negli anfratti più remoti e bui delle cantine di famiglie nobili e contadine che producevano vino in casa per il consumo domestico; e ancora si ha la fortuna d’incontrare qualche bottiglia secolare di questo vino dal sapore asciutto, caldo e armonico. “Al contrario – ricorda Nerio Raccagni – il giovane e rampante rosso Sangiovese era riservato alle bevute nelle circostanze più tristi o fatali.”

Sebbene considerato dai ‘vecchi’ una vera eccellenza, l’Albana non è mai riuscita a scatenare entusiasmi fuori dai confini regionali e nei consessi di eno-appassionati. “Agli inizi del Novecento la Cantina di Sarna dei conti Baldi presento all’Expò di Parigi un’albana ‘champagne’ che meritò un riconoscimento dai Francesi, ma nel dopoguerra – prosegue Nerio – questo vitigno, che predilige il terreno collinare e ben ventilato, era spiantato non trovando un giusto abbinamento con il cibo, proprio per quelle sue dominanti caratteristiche spumose e amabili, in contrasto soprattutto con i secondi piatti a base di carne.”

La sorte di una sicura estinzione è stata risollevata dalla felice intuizione della famiglia Gemignani della Fattoria Zerbina di Marzeno – continua Nerio – ottenendo da selezioni vendemmiali scalari di uve colpite dalla muffa nobile, un tipo di albana passita Scacco matto, vino da dessert che da oltre trent’anni si sposa bene soprattutto con particolari formaggi piccanti.

Come per tutti i ‘figli’ importanti della nostra terra, intorno alle sue origini aleggia un clima di leggenda: c’è chi lo abbina a Galla Placidia, estasiata dopo il suo assaggio, e al piacere di un ‘goccio’ per Federico Barbarossa di passaggio sui colli forlivesi; in particolare, proprio nella zona di Bertinoro area di produzione vocata, l’esclamazione di una nobile “vorrei berti in oro” sembra addirittura dare origine al nome del colle forlivese.

“Di certo – precisa Nerio – sul nostro territorio la primogenitura del vitigno Albana in bottiglia spetta al brisighellese Franco Dalle Fabbriche: il primo ad avere tentato la strada del passito con il raccolto tardivo delle viti coltivate nella Piana di Baccagnano, podere Case del Mezzo: ne usciva un vino rustico, di esuberante spumosità con un gusto amabile esclusivo e, dopo l’assaggio, fece esclamare a Luigi Veronelli che quella era la strada da seguire per il giusto collocamento del vitigno autoctono romagnolo.

Il vino Albana è stato il primo vino bianco ad ottenere il marchio di Denominazione di Origine Controllata e Garantita nell’aprile 1987. Da quel momento è divenuto, insieme con il Sangiovese, il simbolo della Romagna.

L’albana secca si gusta con menù a base di pesce, crostacei e zuppe, ma anche con minestre in brodo e creme.
 Dolce e amabile si accompagna con la tipica ciambella romagnola, la pasticceria da forno e le crostate di frutta. 
Passita, considerato vino da meditazione, si accompagna con pasticceria secca, frutta tostata e formaggi particolari.

Margherita Rondinini

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3 thoughts on “Brisighella si racconta: Albana, l’araldo romagnolo sulla tavola delle grandi occasioni

  1. Cristina geminiani says:

    Nell’articolo si cita un nostro cino, ma le indormazioni date sono assolutamente errate. scaccomatto è un passito ottenuto da selezioni vendemmiali scalari di uve colpite dalla muffa nobile. non è un. Ino ottenuto da appassimento in graticci come riportate nell’ arricolo. Si prega di dare comunicazione corretta.

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