Brisighella si racconta: I tesori delle ‘fatine dell’ago’ quando il ricamo era tradizione forte del territorio

Il “C’era una volta il ricamo”, evidenzia sul territorio i valori di un artigianato femminile del passato sulla scia di un’antica tradizione. Un’arte che nei primi anni del Novecento era rinfrancata anche dalla collaborazione delle ricamatrici con il litografo Giuseppe Ugonia per i disegni da trasferire sulla tela, e che annualmente ritorna, nella chiesa del Suffragio, con un’esposizione ambientata di ricami di una volta.

Anni 40 del secolo scorso: ricamatrici di Strada Casale

Nata nel 1989 l’associazione vede una decina di socie impegnate nella ricerca, promozione e divulgazione delle tecniche e delle tipologie di ricamo per la zona di Brisighella e di tutta la Valle del fiume Lamone. Professionalmente formate all’insegnamento, promuovono la loro ricerca verso la continuità di tale tradizione, rispettando i canoni e le tecniche di base per adeguarli alle esigenze del mondo di oggi. Fra le attività associative, oltre alla mostra al Suffragio dal 1997, si annoverano le collaborazioni con la rivista Rakam e l’azienda di filati D.M.C. di Milano.

Alcune delle socie del “C’era una volta il ricamo” impegnate nel lavoro alla chiesa del Suffragio di Brisighella. In primo piano, a sinistra, la presidente Anna Carroli Bartoli.

È la tela tessuta a mano nelle case romagnole a condurre quest’anno il visitatore nel viaggio di ricordi della mostra “Le donne romagnole raccontano”. Inaugura domenica 14 aprile alle ore 15 con un allestimento (fino al 12 maggio) dove la donna è protagonista, con le consuetudini del suo operare di ‘arzdora’, motivo per ricreare al Suffragio l’ambiente casalingo d’inizio Novecento.

Anche in questa edizione, la diciassettesima, saranno soprattutto gli angoli tematici dell’ossatura espositiva a creare, con oggetti e suppellettili, la suggestione di casa romagnola, insieme ai ricami del passato: “Dai raffinati lavori delle ragazze benestanti che imparavano a ricamare nei collegi dove studiavano, ai corredi fatti dalle donne di campagna che iniziavano con la preparazione e la tessitura della tela per poi passare al ricamo e al confezionamento dei loro corredi”, spiega Giovanna Farolfi, una delle storiche socie del ‘C’era una volta’ che da diciassette anni si prodigano per la ‘resurrezione’ del ricamo artigianale del territorio brisighellese, spronate dalla presidente Anna Carroli Bartoli.

Lo spaccato di suppellettili e lavori artistici presentati è stato raccolto nella vallata del Lamone, gentilmente concessi da famiglie e privati, eredi di ‘fatine’ dell’ago che con tomboli, retini, e intagli hanno rappresentato sulla tela la gentilezza della nostra terra. Fiori, foglie, animali da corte insieme alle geometrie di monogrammi e inserti danno vita a bissi e lini di corredi per neonato, tende, lenzuoli e tovaglie eseguiti a Brisighella, Fognano, San Cassiano e dalle allieve delle Suore Ghidieri e delle Sorelle Sansoni di Faenza.

Nella mostra al Suffragio non mancano poi i pezzi ‘moderni’ realizzati dalle socie, e nemmeno le curiosità come il ricamo di un soldato inglese eseguito nel 1943. Rappresenta un pezzo di storia, la storia dei kit Penelope, distribuiti da un certo signor Briggs ai soldati inglesi feriti nella Seconda guerra mondiale. Inviati in convalescenza in vari ospedali o ville nobiliari, offriva ai soldati una delle varie terapie occupazionali per smorzare la memoria degli orrori attraverso: “quiete e attività creatrici di bellezza”. I kit Penelope erano una di queste attività: venivano venduti solo a membri delle Forze Armate, costavano uno scellino e includevano la stoffa col trasferibile già stampato, insieme all’ago e alle matassine di filo colorato.

Il ‘C’era una volta il ricamo’ mantiene poi un’unione di solidarietà con i due missionari brisighellesi con l’annuale concorso d’autunno e una mostra mercato, da novembre a Natale. Il ricavato delle vendite degli elaborati partecipanti al concorso sostiene 5 bambini nella missione congolese del padre saveriano Giovanni Querzani, e aiuta 500 bimbi orfani e ammalati di Aids, ad Asco in Etiopia, assistiti da suor Jacintha Morini delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta.

padre Giovanni Querzani

suor Jacintha (Chiara) Morini

Orari mostra: festivi dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 19; pre festivi 14.30 – 19.

Margherita Rondinini
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2 thoughts on “Brisighella si racconta: I tesori delle ‘fatine dell’ago’ quando il ricamo era tradizione forte del territorio

  1. […] Inaugura sempre domenica 14 aprile presso la Chiesa del Suffragio alle ore 15 la mostra “Le donne romagnole raccontano” in allestimento fino al 12 maggio. Il “C’era una volta il ricamo”, evidenzia sul territorio i valori di un artigianato femminile del passato sulla scia di un’antica tradizione. Un’arte che nei primi anni del Novecento era rinfrancata anche dalla collaborazione delle ricamatrici con il litografo Giuseppe Ugonia per i disegni da trasferire sulla tela, e che annualmente ritorna, nella chiesa del Suffragio, con un’esposizione ambientata di ricami di una volta. (http://www.brisighellaospitale.it/2013/04/brisighella-si-racconta-i-tesori-delle-fatine-dellago-quan…) […]

  2. […] Anni 40 del secolo scorso: ricamatrici di Strada Casale. […]

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