Il Borgo? È accogliente anche in rondonaia

Brisighella va ricercando l’ospitalità ottimale per turisti e visitatori, ma in paese tetti, sottotetti, pertugi e cavità domestiche si dimostrano già accoglienti per uccelli stanziali e migratori che trovano nelle case del Borgo un ricovero ideale anche per la nidificazione. 

In particolare, l’interesse degli ornitologi si concentra sul rondone (Apus apus) - riferisce il brisighellese Maurizio Samorì, consigliere Asoer, Associazione Ornitologi Emilia Romagna – e l’osservazione serrata, in questi giorni, porta a ricercare nuove conoscenze sulla biologia riproduttiva e la conservazione di questa specie affascinante, ancora poco conosciuta, ma di rilievo per questi ‘professionisti del volo’, veri e propri indicatori della qualità ambientale.

Esemplare di rondone (Apus apus). La specie è diffusa in Europa, Nord Africa, Turchia, parte della Siberia, Kazakistan e lago Baikal. Sverna a sud dell’equatore. Pesa da 36 a 50g ed è lungo fino a 16cm. Di forma slanciata e aerodinamica, ha zampe brevi e minute inabili all’involo da terra. Giunge alle nostre latitudini ad aprile ritornando a nidificare nello stesso luogo ogni primavera.

L’aria è un autentico elemento naturale per il rondone: in questa si sposta per centinaia di chilometri in breve tempo; nell’aria si nutre, si accoppia, addirittura dorme e pernotta; atterra principalmente per nidificare, ospite di cavità sospese e alte del terreno come sottotetti e cavità di case, torri e campanili. Proprio su queste il lavoro, che l’associazione regionale degli ornitologi intende condurre a Brisighella, mira ad acquisire nuovi dati con significative valutazioni e come contributo sostanziale allo studio generale della specie, non solo dal punto di vista faunistico, ma anche storico, culturale e architettonico.

La torre di Villa Pistrino in Strada Casale di Brisighella. Sulle facciate i classici pertugi per rondoni e le cavità con posatoio per i piccioni. Il lato a ovest della torre è pure uno storico sito per una coppia di allocchi che ogni anno nidifica.

Palazzo Lega, in via della Fossa a Brisighella

La facciata a ovest dello storico palazzo mostra i pertugi per i rondoni

Uno dei rondoni nidificanti colto in uscita da una delle cavità di palazzo Lega.

Esempi eclatanti di rondonaie sul territorio brisighellese sono Villa Pistrino a Strada Casale e lo storico Palazzo Lega in via della Fossa dove un muro della facciata orientata verso piazza Carducci mostra una serie di fori allineati nella parte superiore, ancora oggi utilizzati dai rondoni. Il palazzo nel centro storico di Brisighella, disabitato da tempo, mantiene tuttavia il suo ruolo di rondonaia, accogliendo ogni primavera diversi esemplari che qui nidificano. “Sono circa 40 le cavità presenti a palazzo, molte non più agibili – precisa Samorì – e in ognuna delle quattro ispezionate è presente un adulto in cova con almeno due o tre uova per nido.”

Esempio di buca rondonaia dove la deposizione dell’unica covata (2 o 3 uova) avviene a maggio con la schiusa dopo 20 giorni di cova e l’involo dei pulli a metà luglio.

Certo il prolungato abbandono temporale del palazzo mostra i segni del tempo anche in questa porzione di stabile, che meriterebbe invece le cure necessarie per pulizia e manutenzione delle camere di cova che riproducono le condizioni in cui il rondone nidifica in natura. Il vano di nidificazione è accessibile dall’interno della torre o del sottotetto tramite uno sportellino di legno rimuovibile. Era da questo pertugio che a fine luglio, negli anni di povertà, i nidiacei erano presi a scopo alimentare, quando avevano raggiunto le dimensioni dell’adulto: “così soavi al palato che anche ai principi servono di regalo” scriveva l’ornitologo Ginanni nel 1774. Una pratica questa medioevale, o anche più antica, forse longobarda o precedente, pervenuta in Italia attorno all’anno mille proveniente dall’Oriente, dove già nel IX secolo si usava appendere cassette di legno lungo le mura degli edifici più alti per attirare i rondoni.

Oggi l’interesse per la specie protetta Apus apus si sviluppa per conoscere meglio ciclo biologico e comportamento, ma anche per scoprire qualcosa di più dello stretto rapporto che per secoli il rondone ha avuto con l’uomo.

Un carosello di rondoni in volo “dominatori assoluti dello spazio” come li definiva l’ornitologo Bacchi Della Lega, alla fine del secolo scorso, “…stanno lassù come a casa loro, descrivendo cerchi or lenti or rapidi, volute e spire or calme ed eleganti, or brusche e capricciose, risalendo in ruote vertiginose, sempre chiacchierando con i suoi fratelli.”

Da anni il monitoraggio è abituale nel parco regionale Sassi di Roccamalatina, nel modenese, dove l’osservazione si concentra sulle numerose torri rondonare presenti; ma anche a Carmagnola, nel torinese, dove Asoer e Centro Italiano Studi nidi Artificiali dedicheranno a fine giugno una giornata di birdwtching e un Seminario sulle tre specie di rondoni nidificanti in Italia. Un’opportunità interessante per gli ornitolgi europei, particolarmente noti per il loro impegno nella conservazione dei rondoni, soprattutto verso nuove frontiere per lo studio della biologia della specie e della loro impegnativa migrazione.

In Germania, poi, si sta diffondendo l’interessante pratica di riadattare vecchie torrette che fungevano da centraline elettriche, trasformandole in “torri per gli uccelli”: su tutte le pareti vengono create apposta nicchie di differenti grandezze per invitare alla nidificazione i rondoni, ma anche cince, codirossi, passeri, pipistrelli, gheppi, barbagianni, balestrucci e ballerine bianche. In passato torrette rondonaie o passeraie erano costruite in tutta la pianura padana e fino in Toscana sui tetti delle case. Chi ne avesse la possibilità, oggi riporterebbe in voga un segmento dimenticato della tradizione contadina italiana, che potrebbe tornare in auge e diventare anche volano di particolare interesse turistico del luogo.

Margherita Rondinini

(immagini D.Malpezzi, M.Zoffoli, P.Taranto)

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