Piante ancestrali della Vena del gesso nel palinsesto della BBC

In un progetto internazionale e sotto l’egida dell’Università di Pavia, il territorio del Parco della Vena dei gessi romagnola è oggetto di una raccolta semi dei ‘progenitori’ delle piante coltivate. Partner del programma di ricerca è il Kew Gardens di Londra, centro di ricerca botanica di primo livello con una delle più interessanti seedbank, un tipo di banca genetica che immagazzina sementi di colture alimentari o di specie rare per la protezione della biodiversità, e fonte di informazioni sulla nomenclatura delle piante di tutto il mondo.

Malus sylvestris, melo selvatico.

Malus sylvestris, melo selvatico.

I parenti selvatici delle piante coltivate costituiscono una risorsa fondamentale per migliorare la produzione agricola e per il mantenimento di ecosistemi agricoli sostenibili. In tal senso si sviluppa tra il 16 e il 18 luglio, sul territorio della Vena il lavoro dei ricercatori del dipartimento di Botanica ambientale e applicata di Pavia, insieme a giornalisti di Nature e Financial Times, ripresi dal vivo da una troupe della BBC, che filmerà le testimonianze per il programma di ecologia e ambiente con reportage da tutto il mondo, in onda in prima serata nel palinsesto inglese, entro la fine di luglio, con un audience di 5/6 milioni di ascoltatori.

Referente del progetto internazionale è Graziano Rossi, dal 2001 professore associato di Botanica Ambientale e Applicata all’Università di Pavia, impegnato anche in ricerche applicate al recupero ambientale (vegetazione) di cave. Rossi è anche responsabile del Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia (Lombardy Seed Bank) e referente dei Kew Gardens per questo progetto in Italia, e ha scelto la Vena del gesso romagnola come sito d’interesse per la raccolta di semi delle piante ancestrali che crescono in queste zone semi-naturali, antropizzate e naturali che andranno nella banca semi del Kew.

Il progetto è finanziato dalla Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations) con la finalità di mantenere nel tempo, in speciali congelatori a bassissima temperatura, il genoma (patrimonio genetico) di queste piante (grano, orzo, avena, erba medica, fava, veccia e melo), in modo da garantire all’umanità la conservazione della base da cui è in ogni momento possibile ricavare tutte le specie che oggi coltiviamo. Nel patrimonio genetico delle specie selvatiche si trovano, infatti, tutte le informazioni di base che l’uomo ha nei millenni selezionato per giungere alle attuali varietà.

Il trasporto dei semi con l'elicottero del Corpo Forestale dello Stato che ha garantito il supporto logistico per le riprese in tutti i Parchi della Romagna (foto Ivano Fabbri).

Il trasporto dei semi con l’elicottero del Corpo Forestale dello Stato che ha garantito il supporto logistico per le riprese in tutti i Parchi della Romagna (foto Ivano Fabbri).

Aegilops geniculata sviluppata sulla vena, dalla fascia collinare a quella montana, sui suoli rocciosi o in erosione.

Aegilops geniculata sviluppata sulla Vena, dalla fascia collinare a quella montana, sui suoli rocciosi o in erosione.

Avena sterilis presente sui terreni sabbiosi acidi della Vena del gesso romagnola.

Avena sterilis presente sui terreni sabbiosi acidi della Vena del gesso romagnola.

“Si chiamano Crop Wild Relatives, in parole semplici gli ‘antenati selvatici delle piante addomesticate’. È importante averli in banca semi, a Londra in questo caso, per metterle eventualmente in futuro a disposizione della ricerca scientifica internazionale – spiega Rossi – perché queste piante non sono interessanti come tali, non hanno semi/frutti utili, ma essendo affini alle coltivate potrebbero essere donatrici di geni ‘buoni’, rendendo resistenti le attuali coltivate a vari fattori negativi, come malattie, siccità.”

Potrebbero dar vita anche a nuove varietà coltivate, anche se questo appare al momento difficile, ma per capire cosa sono si pensi ai pomodori o ai cocomeri o all’orzo o all’avena, “sono tutte varietà coltivate, create dall’uomo – aggiunge – ma originariamente assolutamente selvatiche e ancora i loro parenti ancestrali, da cui derivano per vero e proprio addomesticamento ancora esistono, come il riso selvatico sulle colline dell’Himalaya.” Proprio in India-Nepal, grazie al Dipartimento di ecologia del territorio dell’Università di Pavia, dal 2010 è nata una banca del germoplasma delle piante himalayane per frenare la perdita di biodiversità sulle montagne più alte della Terra con particolare attenzione all’area dove sorge il Monte Everest.

Hordeum murinum, nota in Romagna come Erba resta.

Hordeum murinum, nota in Romagna come Erba resta.

Nei Gessi romagnoli, invece, la raccolta dei semi ancestrali riguarderà l’Avena sterilis, l’orzo Hordeum murinum, l’Aegilops geniculata, e il Malus silvestris, un melo selvatico progenitore di quelli che si coltivano oggi. Con i semi conservati in Banca semi si dà speranza al futuro della nostra flora, conservando le specie a lungo termine (il mais ad esempio fino a 250 anni, il riso fino a 1000 anni) e tirarle fuori e farle germinare quando si vuole, e per quello che si vuole.

Riprese della BBC nei prati del rifugio Ca' Carné. Tra il bosco e il coltivo c'è stata la raccolta dei semi di melo selvatico, di un parente ancestrale del grano chiamato 'grano delle formiche' e dell'avena selvatica. Il giornalista inglese Jeremy Cooke ha poi realizzato un proprio filmato tra i prati aridi sullo sfondo dei calanchi di Rio Chiè, nella zona del Monticino, dove sono numerose specie di cereali e legumi selvatici da cui hanno avuto origine piante oggi coltivate a scopo alimentare. (foto Ivano Fabbri)

Riprese della BBC nei prati del rifugio Ca’ Carné. Tra il bosco e il coltivo c’è stata la raccolta dei semi di melo selvatico, di un parente ancestrale del grano chiamato ‘grano delle formiche’ e dell’avena selvatica. Il giornalista inglese Jeremy Cooke ha poi realizzato un proprio filmato tra i prati aridi sullo sfondo dei calanchi di Rio Chiè, nella zona del Monticino, dove sono numerose specie di cereali e legumi selvatici da cui hanno avuto origine piante oggi coltivate a scopo alimentare. (foto Ivano Fabbri)

Molte riprese aeree sono state dedicate a Monte Mauro, la vetta più alta e l’area più aspra e selvaggia della Vena del Gesso, con doline, inghiottitoi, rupi imponenti e boschi, e al centro storico di Brisighella con i suoi celebri tre colli. Alle riprese, oltre al professor Rossi dell’Università di Pavia e a Jonas Mueller dei Kew Gardens, ha partecipato il personale del Parco, Massimiliano Costa ed Ivano Fabbri, con i mezzi in dotazione e il logo del Parco, “in modo da veicolare il nome e l’immagine dell’area protetta – commenta il direttore Massimiliano Costa – e trasformare questo importante evento di divulgazione scientifica in un’occasione di promozione turistica del territorio della Vena, delle sue bellezze naturali e della sua straordinaria agricoltura.”

Margherita Rondinini

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