San Giorgio in Ceparano: pieve e canonica al servizio della comunità

Nella vallata di Marzeno, inaugurato il restauro di pieve e canonica, situate su un poggio, a metà della pendice che dal torrente Marzeno sale al colle di Ceparano. L’importante intervento ha riportato chiesa e canonica di San Giorgio in ottime condizioni e al servizio della comunità.

Animazione durante l’inaugurazione a San Giorgio in Ceparano del restauro a Pieve e canonica.

Animazione durante l’inaugurazione a San Giorgio in Ceparano del restauro a Pieve e canonica.

Il complesso alienato dalle parrocchie del Paradiso di Faenza e di Marzeno è stato acquistato da una famiglia di faentini impegnati nella parrocchia di San Francesco e animatori del Gruppo Giovani. Importante il risanamento di manutenzione straordinaria che ha interessato i due edifici, ma rispettoso del mantenimento di materiali e tipologia di origine. La chiesa, è tuttora consacrata, mentre la canonica è trasformata in casa d’accoglienza con cucina attrezzata, refettorio, due sale incontri e un locale seminterrato. Le camere da letto con servizi aprono il soggiorno a gruppi di volontariato, giovani, associazioni e famiglie, campi scout estivi e invernali.

Interno della Pieve.

Interno della Pieve.

L’ospitalità privilegia, in particolare, periodi di aggregazione educativa e spirituale, ma si allarga anche a presentazioni, incontri e iniziative culturali. La vicinanza in cima al colle con i resti dell’antico castello è motivo di escursione. Si tratta del fortilizio Ceparano, di origini medievali e radicalmente ristrutturato nel 1378 da Astorgio I Manfredi, signore di Faenza.

Panorama sulla vallata del Marzeno.

Panorama sulla vallata del Marzeno.

Da oltre quattro secoli è ridotto a rudere da quando la Santa Sede, nel 1577, fece demolire il tetto per renderlo inutilizzabile ai briganti che infestavano la zona. All’esterno sono riconoscibili tracce delle imponenti murature in blocchi di pietra, delle cisterne e dei sotterranei; l’interno presenta un’altra cisterna, il forno e il pozzo “incamiciato” dentro a quanto rimane dell’originale scala a chiocciola in arenaria.

Margherita Rondinini

© 2013 – Riproduzione riservata

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