Ceramiche smaltate, monete e frammenti di armatura negli scavi al Castrum Rontanae

L’area archeologica del Castello di Rontana conclude venerdì 30 agosto la settima stagione di scavi col sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e il patrocinio del Parco della Vena del Gesso romagnola e del Comune di Brisighella. Alle attività ha partecipato una trentina di studenti con ricercatori della sezione di Archeologia del Dipartimento di Storia Cultura Civiltà dell’Università di Bologna, UOS di Ravenna.

Ai piedi della Croce di Rontana, le mura in blocchi di gesso della fortificazione medievale (coperte da teli di protezione).

Ai piedi della Croce di Rontana, le mura in blocchi di gesso della fortificazione medievale (coperte da teli di protezione).

“I sondaggi – spiega Enrico Cirelli, direttore del progetto insieme al prof. Andrea Augenti del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, sede di Ravenna – sono iniziati nel 2007 (prima campagna) per capire se il castello avesse funzione difensiva o se presentasse caratteristiche abitative e di produzione artigianale.”

Quartiere residenziale sud con mura di cinta e casa torre, provvista di cisterna al piano inferiore.

Quartiere residenziale sud con mura di cinta e casa torre, provvista di cisterna al piano inferiore.

In assenza di documentazione scritta, i sondaggi si sono basati sull’esistenza del castrum dal 960, insieme alla pieve di Santa Maria, preesistente (891) e forse spostata nel corso del X secolo all’interno del sito fortificato. Dagli ultimi ritrovamenti nel settore sud del castello, in prossimità dell’imponente casa-torre, rinvenuta nel 2009 e nel quartiere abitativo a ovest della Rocca, è emersa la vera origine di villaggio fortificato, chiamato ‘castello’, che ospitava anche un’attiva comunità di contadini e artigiani. L’insediamento era strategico e dalla cima del colle era agevole il controllo sul fondo della Val Lamone.

Serie di abitazioni addossate al muro di cinta del castello, settore nord.

Serie di abitazioni addossate al muro di cinta del castello, settore nord.

Fornace per il vetro rinvenuta all’interno del quartiere produttivo (coperta da tessuti di protezione).

Fornace per il vetro rinvenuta all’interno del quartiere produttivo (coperta da tessuti di protezione).

Nella campagna di quest’anno identificata una vasta area di produzione per il ferro e un nuovo quartiere abitativo a diretto contatto con la cinta muraria del settore nord del castello. Sull’area sommitale sono state inoltre riportate alla luce nuove sepolture signorili del XIII secolo e una cappella privata all’interno del banco roccioso, conservata per oltre un metro sotto i crolli della rocca, distrutta dalle armate pontificie nel 1591. Gli scavi sono proseguiti nell’area del borgo, a sud-est del castello, dove emergono nuove strutture.

Area cimiteriale del castello, a ridosso della cappella signorile.

Area cimiteriale del castello, a ridosso della cappella signorile.

Una delle nuove sepolture privilegiate rinvenute nell’area sommitale del castello.

Una delle nuove sepolture privilegiate rinvenute nell’area sommitale del castello.

“È stata identificata anche la sepoltura di un altissimo individuo – aggiunge Cirelli – posta a ridosso di una serie di murature ancora da decifrare, e abbiamo recuperato splendide ceramiche smaltate e reperti databili alla prima fase di occupazione dell’insediamento (X sec.), insieme a varie monete, frammenti di armatura e piccoli oggetti in osso lavorato associati alla vita quotidiana.”

Negli ultimi giorni di scavi emerse importanti scoperte

Riguardano un tratto delle mura settentrionali del sito, che ne estendono la superficie a quasi un ettaro e le difese più esterne, che racchiudevano quindi l’abitato anche sul versante che dominava il torrente Sintria. Individuata poi una nuova fornace per il ferro, all’interno dell’area produttiva scavata per altri 10 metri lineari. Nell’area della Rocca è stato anche trovato l’ingresso e il pavimento di due ambienti riccamente decorati e certamente legati all’occupazione signorile del sito. Sulla stessa area rinvenuta poi una nuova serie di sepolture in cassa di pietra, lavorata all’interno del banco gessoso, riferibili all’abitato duecentesco del castello. “Ora il numero di sepolture individuate sale a quasi 150 unità – aggiunge Cirelli – un campione importante del popolamento originario, che verso la fine del XIII secolo poteva contare su circa 12 fuochi e 20 milites.”

Il cortile della rocca rinascimentale con pozzo alla veneziana per la depurazione delle acque di raccolta.

Il cortile della rocca rinascimentale con pozzo alla veneziana per la depurazione delle acque di raccolta.

In precedenza, gli scavi si erano limitati nell’area sommitale, lungo le mura di cinta occidentali e all’interno della piazza d’armi. Nello scavo dell’anno scorso identificate diverse cinte murarie del castello: da quella del X a quella del XVI secolo, riuscendo a definire la forma della Rocca e a individuare la cappella signorile che si trovava nell’area sommitale del castello, affiancata da un cimitero medievale. Alla base della rocca trovata anche un’imponente torre in mattoni, simile a quella ogivale ancora conservata in alzato, il borgo e un’area artigianale, anche questa cinta da mura in blocchi di gesso.

“Le prossime campagne punteranno a caratterizzare altri livelli verso la finalità museale del sito archeologico più importante di tutta la regione Emilia Romagna e inserito nel Parco regionale della Vena romagnola.”

Margherita Rondinini

(immagini D.Malpezzi)

© 2013 – Riproduzione riservata

(Pubblicato su Il Resto del Carlino, agosto 2013)

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