Vena del gesso romagnola, prossimo Geo parco italiano dell’Unesco

Una delegazione Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, è da ieri sulla Vena del gesso romagnola, tra i maggiori sistemi carsici nei gessi europei. La visita, fino a domani 2 agosto, accoglie la richiesta del Parco di essere riconosciuta come area naturale di particolare interesse geo-minerario e rientrare nella Rete europea dei Geoparchi.

“Per l’evoluzione del Parco è un’opportunità importante – commenta il direttore Massimiliano Costa – soprattutto per i suoi numerosi siti geologici di valenza scientifica, ma è anche fondamentale per lo sviluppo locale, il richiamo estetico e il valore educativo della Vena anche dal punto di vista zoologico, di vegetazione e flora.” Attualmente sono otto i Geo parchi italiani della rete Unesco: Rocca di Cerere, delle Madonie, del Beigua, quello geominerario storico e ambientale della Sardegna, il Parco naturale Adamello Brenta, il nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il Parco delle colline metallifere grossetane e le Alpi Apuane.

Dal 2009, anno di costituzione, l’Ente di gestione del Parco regionale ha realizzato capillari progetti di ricerca, in particolare sulla morfologia della Vena romagnola trasformati in pubblicazioni. Recente la monografia interdisciplinare “I gessi e la cava di Monte Tondo” (Carta Bianca editore Faenza), scaturita dalle indagini corali degli autori (Stefano Piastra, Piero Lucci, Baldo Sansavini, Massimo Ercolani) e sommando dati pregressi, accumulatisi negli ultimi 150 anni.

L’ingresso della Grotta del Re Tiberio visto dall’interno: la luce esterna mette in evidenza le vaschette antropiche. (foto P.Lucci)

L’ingresso della Grotta del Re Tiberio visto dall’interno: la luce esterna mette in evidenza le vaschette antropiche. (foto P.Lucci)

Monte Tondo è luogo-simbolo non solo della Vena, ma dell’intera Romagna. Vi si concentrano valori naturali e storico-culturali di livello assoluto. L’area comprende anche il Borgo di Crivellari, patria di geologia e archeologia stratigrafica moderne (in primis per l’opera di Giuseppe Scarabelli). È una stazione di specie botaniche rarissime (Cheilanthes persica), e sede d’imponenti colonie di pipistrelli durante il letargo invernale; è anche un sito centrale nel patrimonio folklorico locale (si pensi alla leggenda della Grotta di Re Tiberio, rielaborata anche in lavori poetici e teatrali).

Alla morfologia del territorio del Parco si associano altre recenti ricerche 

Le spiccate unicità di vegetazione e flora rientrano nel manuale “La vegetazione della Vena del gesso romagnola” (Carta Bianca Editore Faenza), nella collana dei Quaderni del Parco; è il lavoro del brisighellese Emanuele Moretti, che esamina erbe e arbusti esclusivi della Vena romagnola, classificandole come specie guida indicatrici. La ricerca si concentra in particolare sulla fitosociologia: la modalità della loro distribuzione, in funzione di esposizione, pendenza del suolo e sub strato geologico, creando ambienti diversi a poca distanza uno dall’altro.

Cornus mas (corniolo) è specie caratteristica dei boschi mesofili della Vena, che indica querceti misti caducifogli termofili.

Cornus mas (corniolo) è specie caratteristica dei boschi mesofili della Vena, che indica querceti misti caducifogli termofili.

Accoppiamento di cantaridi sulle foglie dell’orniello

Accoppiamento di cantaridi sulle foglie dell’orniello

Anche un articolato e complesso studio sui coleotteri dà corpo alle ricerche applicate sulla Vena romagnola. “Nel piccolo si rispecchia la grandezza del mondo – 60 storie di coleotteri in Romagna” (Carta Bianca editore Faenza) è una sorta di testamento dell’autore Ettore Contarini. L’entomologo di Bagnacavallo narra nozioni scientifiche con l’aspettiva che la sua passione ‘contamini’ le giovani generazioni verso lo studio di nuove specie.

Margherita Rondinini

 

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