Faccia a faccia col lupo: i racconti

I fronti si dividono fra amore e odio verso il lupo, fortemente perseguito negli anni 70, ora protetto dalle direttive europee e dalle leggi nazionali. L’incontro con un lupo è però spesso un momento indimenticabile.

Esemplare di lupo (foto F.Neto)

Esemplare di lupo presente nella parte alta della vallata del Lamone, nelle zone più tranquille dell’Appennino ove, purtroppo, la specie è tuttora minacciata dalla presenza di esche avvelenate e trappole illecite. (foto F.Neto)

Filippo Baroncelli di Granarolo Faentino faceva jogging per relax, una passione che dopo il lavoro lo porta a camminate solitarie verso le foreste Casentinesi: con sé il minimo indispensabile che non va oltre le chiavi dell’automobile. Dopo lo sforzo in salita, quella volta si è fermato per un momento di stretching, a occhi chiusi, concentrandosi sulla respirazione.

Il camminatore Filippo Baroncelli.

Il camminatore Filippo Baroncelli.

”Ero arrivato sul passo del Tramazzo e riaprendo gli occhi mi sono trovato davanti un lupo, gambe lunghe e snelle e il mantello rossiccio come l’intonaco di certe case vecchie. Ci guardavamo a vicenda, distanti una quindicina di metri, entrambi immobili, ma non ho avuto paura.” Dal ciglio del sentiero Filippo si è spostato lentamente al centro: “mi sono accovacciato e ho iniziato a chiamarlo, come si fa con un gatto.” Il tempo in certe situazioni sembra non passare mai, ma Filippo sostiene di avere mantenuto l’empasse ‘occhi con occhi’ per un buon quarto d’ora: “A un certo punto, con cautela – continua – il lupo ha poi iniziato ad aggirarmi, sempre a debita distanza, finché se n’è andato per i fatti suoi scendendo a valle verso Tredozio.” Per ironia della sorte, prima di partire da casa, una vicina gli aveva suggerito: “Prendi la macchina fotografica, non si sa mai.” Invito caduto nel vuoto e ora dell’incontro ha solo un bel ricordo.

In salita il bagaglio può essere inutile peso, ma non per Piero Babini pensionato faentino che per diletto sgranchisce gambe e pensieri sui sentieri dell’alta collina, anche in compagnia di amici del Cai di Faenza. Ma sul Monte Falterona per un tête-à-tête col lupo era solo. “È sbucato dal bosco e ci siamo guardati per circa trenta secondi. Impaurito, ho istintivamente messo mano allo zaino, che porto sempre con me, per prendere un coltello da boscaiolo, ma il movimento ha messo in fuga l’animale.” Più tardi parlandone col contadino di una vicina fattoria ha trovato conferme: “Ah sì – ha detto l’agricoltore – è il lupo che viene sempre vicino a casa. Dà la caccia alle mie pecore, ma io le tengo nel recinto e non le ha mai aggredite.” Da allora di lupi non ne ha più visti, ma nei vari percorsi da Palazzuolo a Campigno fino all’eremo di Camaldoli spesso trova le borre pelose e d’inverno camminando con le ciaspole incrocia sovente tracce di lupo sulla neve.

Margherita Rondinini

© 2013 – Riproduzione riservata

(pubblicato su Il Resto del carlino, settembre 2013)

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