Chiude il distributore di latte ‘alla spina’

Nemmeno l’avviato distributore del latte fresco ‘alla spina’, in viale De Gasperi a fianco dell’ex pesa, è stato risparmiato dalla scure delle chiusure commerciali.

Dall'inizio dell'anno si presenta così la baita-distributore di latte intero crudo dell'azienda agricola Imoronzano di San Martino in Gattara. I gestori hanno ritirato i macchinari

Dall’inizio dell’anno si presenta così la baita-distributore di latte intero crudo dell’azienda agricola Imoronzano di San Martino in Gattara. I gestori hanno ritirato i macchinari e sono in attesa di richieste per reimpiegare la struttura in altre attività legate a produzioni a km zero.

Inaugurato il 31 marzo 2007 era gestito da Ivan e Francesco Ceroni che dall’inizio anno hanno cessato l’attività. Il latte proveniva dalla stalla della loro azienda agricola Imoronzano, località San Martino in Gattara, alle pendici di Monte Romano. In mungitura 55 mucche, razza Frisona italiana, pezzata nera, allevate da oltre trent’anni da due generazioni della famiglia Ceroni.

Per avere l’idoneità alla vendita, il latte era sottoposto a regolari analisi igieniche, nella stalla, nella sala mungitura e nei locali di stoccaggio, poi analisi mensili in autocontrollo e specifici prelievi dei veterinari Usl due volte l’anno. “L’esordio fu brillantissimo, raccontano i gestori, con una vendita giornaliera di oltre 300 bottiglie da un litro di latte intero, crudo, filtrato e refrigerato. La richiesta si è poi assestata l’anno seguente sui 200 litri.” Graduale nel tempo la flessione: “nel 2009 il consumo era già sceso a 150 litri, poi la mazzata finale, dichiara, determinata dall’obbligo di apporre sulle bottiglie la dicitura ben evidente “latte da consumarsi solo dopo bollitura”. Un deterrente per penalizzare la fiorente richiesta dei consumatori verso questi distributori “la grande distribuzione si è ingegnata perché l’Usl ponesse un limite a questa vendita diretta e così la richiesta di latte è calata di un altro 20%; poi in caduta libera fino ad oggi con la vendita di appena 50 litri al giorno. Non c’era più guadagno e da qui la decisione di chiudere.”

Resta l’amarezza degli imprenditori che hanno investito sui macchinari e sulla struttura di legno, con la caratteristica tipologia a baita che li custodiva. Ora è in attesa di essere reimpiegata per qualche altra attività altrimenti sarà rimossa: “non abbiamo ancora avuto richieste, aggiungono, ma potrebbe diventare un punto vendita per qualche produttore di orto frutta a ‘km zero’, la posizione è vantaggiosa sia per i pedoni che per gli automobilisti.”

Margherita Rondinini

© 2014 – Riproduzione riservata

(pubblicato su Il Resto del Carlino, gennaio 2014)

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One thought on “Chiude il distributore di latte ‘alla spina’

  1. la colpa principale non è delle lobby della grande distribuzione, è bensì della malinformazione riguardante i VERI prodotti freschi e anche dei consumatori e della loro mentalità consumistica e votata alla comodità…si preferisce comprare il latte PASTORIZZATO a 1,60€ al supermercato e non latte APPENA MUNTO a 1€ al litro piu una spesa di 50 cent per una bottiglia di vetro che puo essere usata all’infinito
    basta informarsi o fare qualche giretto nel triveneto, dove in queste zone ci sono allevamenti che vivono e guadagnano solo con la distribuzione diretta al consumatore, posti che di italiano hanno solo i nomi, perchè la mentalità è ben altra
    il latte CRUDO non può che far bene e quando la gente va al ristorante e prende dolci a base di latte (gelati, torte, panna cotta…) ne vorrebbe mangiare a bizzeffe, e di sicuro non si lamenta se il prezzo è un po eccessivo, perchè la qualità degli ingredienti è impareggiabile
    perciò cosa vogliamo fare? consumare prodotti scadenti solo perchè vengono venduti a prezzi bassi (vedi latte in tetrapack proveniente da Lituani, Germania, Romania e compagnia) e recano soltanto danno alla nostra salute oppure puntare sull’eccellenza dei prodotti italiani e far circolare denaro direttamente nelle nostre zone? meditiamo…

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