Domenica 19 ottobre, Sagra della Porchetta di Mora Romagnola

Domenica 19 ottobre 2014, Sagra della Porchetta di Mora Romagnola,uno dei prodotti più rappresentativi della collina faentina. Una parentesi sulla produzione autoctona delle carni appenniniche. Al Parco Ugonia, nel cuore del centro storico brisighellese, si mettono in risalto le peculiarità di una produzioni tipica come quella dei prodotti lavorati del suino Mora Romagnola, tra cui spicca la porchetta.

Mora Romagnola (foto F.Liverani)

Mora Romagnola (foto F.Liverani)

Alla Mora Romagnola, pregiato suino nero autoctono di questo spicchio di regione che solo pochi anni fa rischiava l’estinzione, è dedicata la “Sagra della porchetta di Mora romagnola e Fiera delle biodiversità“, in programma tutta la giornata di domenica 20 ottobre. Qui sarà possibile degustare i pregiati salumi e le saporite carni di Mora e fare acquisti nel mercatino dei prodotti tipici.

Quest’anno ad arricchire la sagra ci sarà il Meeting suini di razza Mora Romagnola. A darne notizia l’Anas-Associazione nazionale allevatori suini, informando che saranno esposti soggetti rappresentativi della razza e sarà possibile apprezzare i risultati dell’impegnativo lavoro di salvaguardia che oggi coinvolge alcune decine di allevamenti, in gran parte ubicati nelle tradizionali province emiliano romagnole ( 4 a Bologna, 12 fra Forlì-Cesena-Rimini, 1 a Modena e 15 nel ravennate di cui ben 9 solo nel Comune di Brisighella).

PROGRAMMA
ore 8.30 – Arrivo animali
ore 10,00 – Apertura Mostra Mercato COPAF dei prodotti tipici e dell’artigianato locale, esposizione, degustazione e vendita
ore 10.30 – Animazione musicale per tutta la giornata e attrazioni per bambini
dalle 11.30 alle 21.00 – Apertura stand gastronomico con prodotti tipici del territorio sul tema della sagra

A seguire domenica 26 ottobre, Sagra dell’Agnellone e del Castrato QC

Mora-Romagnola

Mora Romagnola

335.000 “suini neri” popolavano agli inizi del ‘900 le valli e le colline dell’Appennino romagnolo. Solo nel 1942, a Faenza, un convegno di zootecnici ne definì con precisione i caratteri di razza e ne codificò la denominazione: Mora Romagnola.
Maiale antico, di diretta derivazione dal progenitore di molti maiali europei, il sus celticus, che arrivò da queste parti con le invasioni barbariche nel IV e V secolo d.C adattandosi perfettamente ai nostri habitat, per secoli ha rappresentato un fondamento dell’economia agricola rurale. Basti pensare che le dimensioni dei boschi si misuravano con il numero di suini che erano in grado di nutrire. Nel secondo ‘900 condizioni socio-economiche e soprattutto nuove domande produttive, contestualmente alla progressiva intensificazione dell’allevamento suino, portarono a un crescente e continuo calo della popolazione di Mora Romagnola. Nel 1949 se ne contavano 22.000 capi, per lo più concentrati nell’area del comprensorio dell’Appennino faentino, ove resistevano in quanto utilizzate per ottenere quello splendido incrocio da carne che per molti anni fu il “Fumato di Romagna”.
Purtroppo la richiesta di carni sempre più magre e di razze sempre più precoci portò la Mora Romagnola all’oblio e quasi alla sua estinzione. Agli inizi degli anni ’70 se ne sentiva molto raramente parlare in sperduti allevamenti dell’appennino faentino dove rappresentava, per romantici allevatori, quasi una reliquia del tempo che fu. Comunque il fascino di questa razza e il ricordo della gran qualità e gusto degli insaccati da essa ricavati non cessò mai di battere nel cuore degli uomini di Romagna. Uno di questi, Mario Lazzari di Faenza, all’alba degli anni ’80 si mise in testa di recuperare questa razza e quindi iniziò con passione la ricerca degli ultimi esemplari sperduti. Oggi, grazie a lui, all’ARA di Ravenna, al Copaf e agli altri allevatori che hanno saputo apprezzare il valore delle carni e la sua ragione di vita nel contesto territoriale e culturale, la Mora Romagnola è salva e comincia ad essere conosciuta e diffusa. Sono una trentina gli allevamenti in Emilia-Romagna e circa 1.500 i capi esistenti.

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