Giornata della Memoria 2016

Giovedì 28 Gennaio 2016, alle ore 20,30, presso la Sala Polivalente del Complesso Cicognani (V.le Pascoli, 1) , l’Associazione Anpi di Brisighella, in collaborazione con il Comune di Brisighella,  celebra la Giornata della Memoria con la proiezione del Film ” Hanna Arendt” di Margarethe Von Trotta.  Ingresso Libero.

Hanna

Un film su Hannah Harendt

Giovedì 28 Gennaio 2016, alle ore 20,30, presso la Sala Polivalente del Complesso Cicognani (V.le Pascoli, 1) ,
di Margarethe von Trotta
La luce del lavoro che Hannah Arendt ha trasmesso al mondo brilla ancora. E visto che il suo lavoro viene citato da un gruppo sempre crescente di persone, diventa più luminoso ogni giorno che passa. In un’epoca in cui molte persone si sentono obbligate ad aderire a un’ideologia precisa, la Arendt rappresentava un esempio luminoso di qualcuno che rimane fedele alla visione particolare del mondo.
Nel 1983 volevo realizzare un film su Rosa Luxenburg perché ero convinto che era la donna e la pensatrice più importante dello scorso secolo. Io desideravo comprendere la donna dietro la combattente rivoluzionaria. Ma ora, agli inizi del XXI secolo, Hannah Arendt è una figura anche più importante. La sua visione e profondità iniziano a essere capite e affrontate correttamente solo adesso. Quando formulò per la prima volta il concetto de “la banalità del male”, un termine che aveva coniato nel suo reportage sul processo a Eichmann, venne criticata aspramente e attaccata come fosse una nemica del popolo ebraico. Oggi questo concetto è diventato una componente essenziale di qualsiasi discussione che tenta di giudicare i crimini nazisti.
E, ancora una volta, io ero interessata a trovare la donna dietro questa grande pensatrice indipendente. Lei era nata in Germania e morta a New York. Cosa la portò lì? In quanto ebrea, non ha certo lasciato la Germania di sua volontà e, per questa ragione, la sua storia suscita una domanda che mi son posta in altri miei film: come si comporta una persona di fronte a eventi sociali e storici che non può influenzare o cambiare? Come tanti altri ebrei, la Arendt avrebbe potuto diventare una vittima del nazionalsocialismo, ma si rese conto del pericolo e abbandonò la Germania per recarsi a Parigi. Quando la Francia venne invasa, lei scappò a Marsiglia e, passando attraverso la Spagna e il Portogallo, arrivo finalmente a New York.
L’esilio rappresentò la sua seconda nascita. La prima trasformazione nella sua vita avvenne quando studiò filosofia con Martin Heidegger. Ma dopo l’esilio forzato non aveva scelta se non quella di impegnarsi negli eventi concreti del mondo.
Nel 1960, quando si senti veramente a suo agio in America, era pronta ad affrontare uno dei capitoli più tragici del XX secolo. Lei avrebbe osservato direttamente l’uomo il cui nome evocava l’assassinio di milioni di ebrei: Adolf Eichmann.
Il nostro film si concentra su quei 4 anni turbolenti in cui le vite della Arendt e Eichmann si incrociano. Quando la pensatrice originale e priva di compromessi si ritrova di fronte al burocrate sottomesso e ligio al dovere, sia la Arendt che il discorso sull’Olocausto cambiano per sempre. In Eichmann, lei ha visto un uomo il cui mix fatale di obbedienza e capacità di pensare in maniera autonoma gli ha permesso di trasportare milioni di persone verso le camere a gas.
Questo è un film che mostra Hannah Arendt come una persona divisa tra i suoi pensieri e le sue emozioni, tanto da dover spesso separare l’intelletto dai sentimenti (lei non riusciva a troncare il rapporto di amicizia con Heidegger, nonostante lui avesse aderito al partito nazionalsocialista nel 1933).

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La vediamo come una pensatrice e un’insegnante appassionata; una donna capace di un’amicizia che dura una vita ma anche una combattente che in maniera coraggiosa difendeva le sue idee e non si sottraeva a nessun confronto.
Ed è proprio la sua ricerca per comprendere le persone e il mondo che mi attiravano. Come la Arendt, io non voglio giudicare ma soltanto capire. In questo film, per esempio, voglio capire quello che Hanna Arendt pensava sul totalitarismo e il collasso morale dello scorso secolo: sull’autodeterminazione e libertà di scelta; e quello che è riuscita a rivelare del male e dell’amore.
La chiave per comprendere la sua vita è il desiderio di rimanere fedele a quello che definiva “amor mundi” l’amore del mondo. Sebbene il suo esilio forzato l’abbia portata a essere vulnerabile e a soffrire di alienazione, ha continuato a credere nel potere dell’individuo di sopportare la forza crudele della Storia. Il suo rifiuto di farsi sopraffare dalla disperazione e dalla mancanza di speranza, la rendono una donna straordinaria, la cui “luce brilla ancora oggi”.
Una donna che può amare e essere amata, e una donna che può, come si è definita, “pensare senza steccati”.
Insomma una pensatrice indipendente.

 

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