Appuntamento con l’Archeologia a Pieve Tho, tra età romana e Medioevo

Venerdì 30 settembre 2016, alle ore 18 , presso la Pieve del Tho di Brisighella, presentazione del Libro “La villa e la pieve: storia e trasformazioni di San Giovanni in Ottavo di Brisighella tra l’età romana  e il Medioevo” a cura di Chiara Guarnieri.

facciata Pieve Tho

La villa e la pieve: storia e trasformazioni di San Giovanni in Ottavo di Brisighella tra l’età romana e il Medioevo a cura di Chiara Guarnieri, contributi di Andrea Alberti, Dante Abate, Paolo Casadio, Francesca Cenerini, Chiara Guarnieri, Stefano Lugli, Simonetta Minguzzi, Giovanna Montevecchi, Paola Novara, Paolo Pallante, Enrico Maria Selmo, Claudia Tempesta. Edizioni Ante Quem, Bologna 2016 (DEA – Documenti ed Evidenze di Archeologia 3- MIBACT – Soprintendenza Archeologia dell’Emilia Romagna)

La pieve del Thò (San Giovanni Battista in Ottavo) è stata oggetto di numerosi studi specialmente dopo le scoperte verificatesi con le campagne di scavo condotte negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento e gli interventi della Soprintendenza di Ravenna conclusi nel 1987, che hanno conferito all’interno l’aspetto attuale. Accanto a varie pubblicazioni di taglio divulgativo, tali studi hanno preso in considerazione i reperti di età romana riemersi dagli scavi e relativi alla villa rustica sul sito della quale sorse la chiesa e si sono indirizzati sia ai materiali di spoglio reimpiegati nell’edificio sacro, che all’arredo fisso della chiesa di età alto e basso medievale. Né sono mancati studi approfonditi sul ruolo di guida spirituale che la pieve ricoprì nella vallata del Lamone fino a tutto il XIV secolo. Si tratta di contributi importanti e di indubbio spessore scientifico ma che hanno sempre considerato singoli aspetti delle vicende della chiesa o approfondito argomenti particolari.

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Per la prima volta questo importante lavoro, curato da Chiara Guarnieri, affronta in modo organico, grazie al contributo di vari specialisti, l’intero arco cronologico relativo alle vicende del sito sul quale si impiantò la villa romana, attiva verosimilmente fino al VI secolo, e le trasformazioni subite dall’edificio sacro, sorto sulle rovine della villa stessa, dalla sua erezione alla seconda metà del XVI secolo.

Lo studio prende in esame sia i reperti emersi dalle campagne di scavo, sia i dati ricavabili dalla analisi delle strutture murarie relative alle fasi più antiche della chiesa, tornate in luce con la riscoperta della cripta negli anni Cinquanta e con gli scavi successivi.

Lo studio delle strutture murarie della cripta si è avvalso dell’apporto delle moderne metodologie di indagine con strumenti messi disposizione dal Centro Ricerche ENEA di Bologna, con risultati illustrati da Dante Abate.

Paola Novara ha condotto una capillare ricerca sulle fonti archivistiche e sulla documentazione degli scavi, condotti negli anni Cinquanta e Sessanta e ha scoperto un’inedita relazione di Mario Mazzotti, relativa alla campagna di scavi del 1951 – 1953, conservata presso la Biblioteca Classense di Ravenna e che pubblica in calce al suo saggio.

Oggetto dell’intervento di Andrea Alberti sono i lavori di restauro condotti tra il 1929 e il 1933 dalla Soprintendenza, interpretati in base alle concezioni metodologiche dell’epoca, propense al ripristino della facies romanica del monumento.

mattonelle cotto

Giovanna Montevecchi prende in considerazione il territorio della pieve in età romana e tardo antica e illustra gli aspetti di cultura materiale relativi all’attività agricola svolta nella villa, consistente nella lavorazione del vino e dell’olio e nel loro commercio. I materiali archeologici sono studiati insieme a Claudia Tempesta, che ha curato lo studio delle anfore.

Il saggio più complesso e ricco di novità è quello di Chiara Guarnieri, dedicato alla successione delle fasi costruttive della pieve. La studiosa ci guida dalla fase iniziale, posta ipoteticamente tra l’VIII e l’XI secolo, alla fase romanica (inizi del XII), ad una probabile terza fase, datata dopo il terremoto del 1279, fino ai lavori del XVI secolo, articolati in due momenti, nella prima metà del secolo e tra il 1570 e il 1572, sotto il pievano Andrea Callegari.

La fase iniziale (descritta con l’apporto di dati innovativi rispetto agli studi in precedenza dedicati all’edificio originario) risulta essere quella più problematica, non essendo possibile fissarne con certezza l’inizio (le prime attestazioni documentarie risalgono solo alla fine del IX secolo). La chiesa romanica, ancorabile alla data 1100, che si legge nella consunta scritta di dedicazione sul capitello della seconda colonna della navata nord, si sviluppò nel XII secolo con la sottostante cripta ad oratorio. Tale impianto subì alcune modifiche verso la fine del XIII secolo, ma fu solo nel XVI secolo che venne presa la decisione di interrare la cripta con materiali di risulta e di ampliare la chiesa verso ovest, inglobando e trasformando il vano che in età medievale aveva svolto la funzione di nartece o portico.

logo luoghi dello spirito

La studiosa, inoltre, chiarisce in modo convincente la funzione svolta dalla costruzione a pianta circolare in mattoni rinvenuta negli scavi sotto il pavimento della navata centrale: si tratta della struttura (camicia in laterizio) apprestata per la fusione di una campana, come si riscontra in altri edifici sacri, secondo le modalità descritte nei manuali di pirotecnia fin dal Medioevo.

Molto importante anche lo studio di Simonetta Minguzzi, dedicato in particolare ai frammenti dell’arredo lapideo fisso della chiesa altomedievale e romanica. Grazie al confronto con ricostruzioni grafiche condotte su testimonianze conservate in edifici coevi, sono analizzati e illustrati i reperti che dovettero far parte della recinzione dello spazio absidale, con l’altare protetto da un ciborio e con l’ambone. La studiosa propone di riferire i frammenti recanti elementi simbolici (grappoli d’uva o motivi ad intreccio) alla fase altomedievale, mentre ritiene assegnabili alla fase romanica (entro il XII secolo) i reperti nei quali compaiono figurazioni antropomorfe (come il bassorilievo che funge da paliotto all’altare).

Il capitolo conclusivo del volume è dedicato allo studio dei reimpieghi di elementi di età romana provenienti da edifici sorti in città vicine o da monumenti funebri eretti, come di consuetudine, lungo le strade, fuori dai centri abitati. Francesca Cenerini illustra le iscrizioni, da quella assai nota incisa sul miliario del IV secolo reimpiegato come colonna sul lato sud, ai frammenti di lapidi funerarie inseriti nelle strutture murarie. Claudia Tempesta descrive e classifica i magnifici capitelli, che si scalano dalla metà del I secolo a. C. (capitello usato come acquasantiera) al III-IV secolo e al V- inizi VI d. C. (collocati in gran parte sulle colonne del lato nord).

Nello studio di Stefano Lugli, Paolo Pallante e Enrico Maria Selmo viene chiarita la provenienza dei pregiati marmi antichi impiegati per i capitelli e le colonne e dei materiali poveri, di provenienza locale (lo “spungone”, l’arenaria, i conci in laterizio), impiegati nella costruzione.

reperti vetrina

Il volume si chiude con l’illustrazione dell’allestimento dei reperti negli spazi sottostanti il pavimento della chiesa (inaugurato nel 2014) e con la ricca bibliografia curata da Massimo Morara.

(Paolo Casadio)

La pubblicazione verrà presentata venerdì 30 settembre alle ore 18 alla Pieve del Thò (Brisighella) dalla dott. ssa Chiara Guarnieri, Funzionario Archeologo della Soprintendenza dell’Emilia Romagna

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