“Variazioni sulla Natura” di Luca Piovaccari in Mostra al Museo Ugonia

 

Sabato 1 giugno è stata inaugurata, presso il Museo Ugonia, la Mostra “Variazioni sulla Natura” di Luca Piovaccari. Piovaccari è, nel novero degli artisti romagnoli contemporanei, tra coloro che maggiormente hanno ricevuto significative attenzioni da parte della critica nazionale.Piovaccari è artista mentale, sottile, non emozionale, sofisticato e ogni sua opera sembra voler condurre l’osservatore in un mondo altro: un mondo in cui risulta difficile distinguere il vero dall’inganno. In Mostra al Museo Ugonia fino al 15 Settembre.

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Fin dagli anni Novanta si sono interessati al suo lavoro Alberto Zanchetta, che recentemente lo ha invitato al Museo di Lissone con una personale, Marinella Paderni, Marco Meneguzzo, Luca Beatrice e Alessandro Riva. Localmente, la Galleria Il Vicolo di Cesena lo ha inserito, a cura di Marisa Zattini, in varie manifestazioni artistiche sul solco della memoria e il DOC (Centro di documentazione delle arti moderne e contemporanee in Romagna) lo ha coinvolto nelle sue mostre più importanti.

A metterlo sotto giusta osservazione sono state certamente le sue doti esecutive – i suoi minimi paesaggi a matita e ad olio su tavola sono tanto precisi e preziosi quanto evocativi di una grandiosità di visione che esubera dal contingente dato di riferimento – ma anche, e forse ancor più, la sua capacità di superare una pura dimensione pittorico-riproduttiva facendone componente e non fine ultimo di una orchestrazione sfociata ultimamente in installazioni ambientali cui concorrono paritariamente disegno, fotografia e reperti concreti.

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I suoi disegni sono contenuti in scatole tinteggiate di bianco che, aperte, svelano minuziose rese di paesaggi monocromi. Disegni che – per montaggio, composizione e inserimento di scritte – denotano aspetti concettuali nel loro alludere a fotogrammi filmici rimeditati e fissati con quella qualità e quella condensazione che solo una delle più tradizionali forme espressive può permettere. La finzione della riproduzione del vero è poi accentuata dai fondi in poliuretano che supportano le carte disegnate a loro volta fissate su spessi blocchetti in una sorta di confronto-scontro tra una figurazione emozionale e la più fredda astrazione minimalista.

Nelle opere più recenti prevale l’utilizzo di fogli sovrapposti di acetato trasparente sui quali, per via fotografica, sono riportati frammenti di luoghi e di ambienti. La visione del vero diventa, in questi casi, diafana, umbratile e fantasmatica fin quasi a dissolversi e a perdersi in un gioco di allusioni che sanno più di memoria e di rimpianto che di realtà.

Piovaccari è artista mentale, sottile, non emozionale, sofisticato e ogni sua opera sembra voler condurre l’osservatore in un mondo altro: un mondo in cui risulta difficile distinguere il vero dall’inganno. Un dilemma esistenziale eterno che ha tappe in capolavori della letteratura e, in campo pittorico, una summa in quell’interrogativo rebus che è Las meninas di Velázquez, non a caso ripreso da Goya e poi da Picasso in ben sessanta tele. Il quadro nel quadro che coinvolge anche lo spazio dell’osservatore.

Era naturale e prevedibile che Piovaccari giungesse alla dimensione installativa. Immagini sfuocate di realtà in bianco e nero si sommano qui con Veli di Maya in acetato di memoria schopenhaueriana e con frammenti di realtà esterna e interna tra carte da parati e arbusti. Essere o non essere; morire, dormire sognare, forse; Pirandello, Bergman.

Il mondo di Piovaccari assomiglia molto a quello del pianeta Solaris dell’omonimo film di Tarkovskij. Giunto su questo lontano pianeta ricoperto da un misterioso oceano gelatinoso e dalla natura imperscrutabile, il protagonista crede e cede alla riapparizione della moglie morta da tempo rendendosi conto che non si tratta solamente di un sogno e, nel finale, pensa di trovarsi finalmente nella casa paterna, lasciata con rimpianto. Una carrellata aerea a ritroso rivela però che non si tratta della Terra ma di una parte emersa di questo strano pianeta. Memoria, sogno, inganno e realtà si intrecciano senza soluzione di continuità.

Sui fogli di acetato di Piovaccari sembrano scorrere le stesse gocce di pioggia che rigano le finestre della dacia russa del film di Tarkovskij e che rendono la visione del mondo ovattata, incerta, deformata, fantasmatica e melanconicamente lontana ma, proprio per questo, ancor più attrattiva, desiderabile e potentemente magnetica.

Il dubbio governa ma non è in questa condizione mentale che si riconosce una propria limitatezza fenomenica che coincide poi con l’espressione stessa della dimensione ineffabile del Tutto?

Senza certezze addentriamoci dunque negli irresolubili rebus – chiamati “variazioni sulla natura” quasi fossero parti di un componimento musicale in progress e senza fine – di Luca Piovaccari.

                                                                                                                                             Franco Bertoni

Museo Ugonia – Brisighella

v.Porta Gabalo, 6

Dal 1 Giugno al 15 Settembre 2019

Inaugurazione Sabato 1 Giugno 2019

ore 18

Orari di Visita:

festivi e prefestivi: 10,00-12,30

15,00-19.00

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